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  • Andrea Bogoni

Digitale é bello. Davvero?


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Il digitale è moderno, innovativo, efficiente, affidabile, creativamente eclettico. Come tutto ciò che é tecnologico. Per anni questo pensiero ha messo d’accordo intere sale riunioni, ispirato milioni di blog post e le redazioni dei più patinati periodici al mondo. Nessun indugio, nessuna discussione. Poi succede qualcosa e quella granitica certezza inizia a rivelare qualche incrinatura qua e là, qualcuna leggera e superficiale, altre ben più profonde.

Parte 1 Effetti collaterali

Gennaio 2016 - Tristan Harris, Design Ethicist & Product Philosopher di Google, lascia l’azienda di Mountain View per fondare un'organizzazione no-profit chiamata Time Well Spent che ha lo scopo di amplificare il dibattito sugli effetti che la tecnologia ha sui nostri comportamenti e sulla qualità della nostra vita. Il progetto porta alla creazione del Center for Humane Technology - “a world-class team of deeply concerned former tech insiders and CEOs who intimately understand the culture, business incentives, design techniques, and organizational structures driving how technology hijacks our minds”, recita la biografia sul sito web.

Il team di Harris mette in evidenza alcuni degli effetti collaterali degli smartphone e dei social media, come l’ormai nota tendenza a generare assuefazione, a diminuire la capacità di concentrazione nei bambini e a premiare la diffusione di messaggi falsi o aggressivi. Uno dei temi portati alla luce é il fenomeno delle cosiddette “filter bubbles”: Facebook, facendo comparire nella home solo quello che potremmo apprezzare ed escludendo quello che potremmo non approvare, crea una sorta di bolla di consenso che ci impedisce di farci opinioni obiettive.

Gli articoli del Center for Humane Technology generano un’enorme eco sui media, fra i quali il Financial Times e Bloomberg, contribuendo a rendere di dominio pubblico un dibattito che diventerà sempre più caldo.

Parte 2

Il ristorante inesistente

Dicembre 2017, Londra - Oobah Butler, un ragazzo di 25 anni che arrotonda scrivendo false recensioni per ristoranti, sfida TripAdvisor aprendo il profilo di un falso ristorante ubicato nel capanno del giardino di casa sua e pubblicando fotografie di piatti che contengono schiuma da barba al posto della panna e vernice marrone come cioccolata. Lo scherzo viene condiviso con gli amici che sono invitati a pubblicare false recensioni positive. In due mesi, e senza bisogno di espedienti da hacker, The Shed At Dulwich diventa il miglior ristorante di Londra su TripAdvisor. Oobah pubblica tutto su Vice UK:

“Un ristorante che non esiste è il ristorante meglio recensito in una delle più grandi città del mondo, e addirittura quello delle cui recensioni la gente si fida di più.”

La credibilità della piattaforma é seriamente messa in discussione. La reazione del colosso americano (1,6 miliardi di dollari di fatturato nel 2017) suona quanto meno sulla difensiva: "Dato che non esiste alcun incentivo nel mondo reale a creare un finto ristorante, non è un problema con cui abbiamo a che fare normalmente—quindi questo 'test' non è un esempio che trova riscontro nella vita di tutti i giorni”. Capitolo chiuso? No, perché la notizia fa il giro del mondo e in molti cominciano dubitare dell’attendibilità delle recensioni online.

Parte 3

Tutti i bot del presidente

Christopher Wylie, ex Director of Research di Cambridge Analytica, rivela come nel 2014 i dati di milioni di americani vennero prelevati senza autorizzazione per costruire un sistema propagandistico che potesse segretamente far leva sui loro sentimenti. - Video: The Guardian

Marzo 2018 - Guardian e New York Times pubblicano una serie di articoli che denunciano l’uso scorretto di un’enorme quantità di informazioni estratte da Facebook da parte di una grossa società di consulenza, esperta in analisi di dati e comunicazione in ambito politico. La società in questione si chiama Cambridge Analytica, nota per aver lavorato per la campagna presidenziale di Donald Trump, oggetto dello scandalo, e sulla campagna in favore della cosiddetta “Brexit”.

Cambridge Analytica, fallita in seguito all’affaire di cui stiamo parlando, elabora modelli e algoritmi per creare profili di ogni singolo utente attraverso metodi psicometrici, ovvero cercando di misurare caratteristiche intime della personalità. Più “mi piace”, commenti, condivisioni, messaggi e altri contenuti vengono analizzati, più é preciso il profilo di ogni utente. Sulla base di questi profili la società diffonde contenuti di vario tipo e persino notizie false contro Hillary Clinton, modulando l’attività a seconda dell’andamento della campagna elettorale.

Cambridge Analytica sostiene di aver sviluppato un sistema di “microtargeting comportamentale” che permette la produzione di messaggi pubblicitari altamente personalizzati che riuscirebbero a far leva non solo sui gusti, ma proprio sulle emozioni degli utenti.

Ma veniamo allo scandalo: qualche anno prima, nel 2014, un ricercatore dell’Università di Cambridge, Aleksandr Kogan, realizza un’applicazione che si chiama “This Is Your Digital Life”, una app che ha lo scopo di produrre profili psicologici e comportamentali, basandosi sulle attività online degli utenti che la utilizzano.

Per usarla gli utenti devono collegarsi tramite Facebook Login, il servizio che permette di iscriversi a un sito senza dover creare username e password. Come molti servizi online gratuiti, Facebook Login è monetizzato attraverso i dati degli utenti: l’applicazione che lo utilizza ottiene l’accesso alle informazioni personali contenute nel profilo Facebook. Fin qui niente di strano, l’utente viene correttamente informato del passaggio di informazioni.

Circa 270.000 persone si iscrivono a This Is Your Digital Life accettando di condividere alcune delle loro informazioni personali. All’epoca Facebook permette ai gestori delle applicazioni di raccogliere anche alcuni dati sulla rete di amici della persona appena iscritta. In questo caso la gestione della privacy é ben più lacunosa: gli amici della persona iscritta all’app non vengono informati della condivisione dei propri dati e nemmeno possono fare qualcosa perché questo non avvenga. In seguito Facebook riconosce la sua stessa pratica come eccessivamente invasiva e cambia i suoi sistemi di conseguenza.

Secondo stime del New York Times e del Guardian l’applicazione di Kogan raccoglie dati su 50 milioni di profili, derivati dalle reti di amici dei 270.000 iscritti. Lo scandalo nasce quando Kogan condivide tutte queste informazioni con Cambridge Analytica, violando i termini d’uso di Facebook, la quale singolarmente tarda a prendere provvedimenti contro Cambridge Analytica.

Christopher Wylie, ex Director of Research di Cambridge Analytica, sostiene che Facebook sia al corrente del problema da circa due anni. Non è chiaro però perché Facebook decida di sospendere Cambridge Analytica solo venerdì 16 marzo 2018, e solo dopo essere venuto a conoscenza dell’imminente pubblicazione delle inchieste del Guardian e del New York Times.

Come se non bastasse, Cambridge Analytica viene indagata perché sospettata di aver supportato il governo russo nella propaganda contro Hillary Clinton e a favore di Trump. Secondo l’accusa sarebbero stati usati grandi quantità di account fasulli gestiti automaticamente (“bot”) per diffondere contenuti falsi contro la Clinton.

Parte 4

Telefoni stupidi

Settembre 2015, London Design Festival - Punkt, azienda svizzera che produce elettronica di consumo, presenta MP01, un telefono portatile la cui tecnologia é ridotta al minimo: niente Internet, niente app, solo telefonate ed SMS. Il dispositivo di Punkt non si propone come un sostituto dello smartphone, ma come un secondo telefono utile per disintossicarci dal riverbero dello schermo ad alta definizione e dalle sue insistenti notifiche. Lo scopo é semplicemente quello di assicurarci un po’ di relax e autentiche interazioni umane per qualche ora, o qualche giorno per i più coraggiosi.

“Oggi la tecnologia governa il mondo, e forse ci distrae troppo nella quotidianità. Ho fondato Punkt. per offrire una valida alternativa a chi si sente travolto dalle varie tecnologie che ormai occupano buona parte del nostro tempo.” dice il fondatore Petter Neby.

Pur rimanendo un prodotto di nicchia, l’MP01 é un successo per Punkt che, mentre scrivo, sta per svelare il successore, MP02: una versione più evoluta, capace di connettersi alla rete dati e trasformarsi in un hotspot Wi-Fi, in modo da collegarsi a un tablet o a un laptop per avere accesso a Internet tramite uno schermo diverso e di dimensioni appropriate. In questo modo essere on-line dovrebbe tornare ad essere una scelta e non una specie di riflesso condizionato.

Gennaio 2017, New York - Da una start-up basata a Brooklyn e finanziatasi tramite Kickstarter, nasce Light Phone, un dispositivo grande quanto una carta di credito, privo di connessione Internet e letteralmente pensato per essere usato il meno possibile: niente app, niente social media, persino gli SMS sono impossibili e in rubrica é possibile salvare solo 9 numeri di telefono. Questo piccolo telefono vive in simbiosi con lo smartphone ed é progettato per riceverne le chiamate quando questo é spento. La descrizione del sito internet dice: “It’s a casual, secondary phone that encourages you to leave behind your smartphone and enjoy quality time doing the things you love the most, free of distraction”. Ancora prima che il telefono venga realizzato, la start-up raccoglie oltre quattrocentomila dollari in pre-ordini.

Nessuno di questi due telefoni ha nulla di passatista: non si propongono come sostituti, né tantomeno come concorrenti dello smartphone. La loro proposta di valore é rendere possibile un uso più sano e consapevole della tecnologia.

Parte 5

Digital debate

Dal film “Her” scritto e diretto da Spike Jonze - Annapurna Pictures, Warner Bros, 2013.

Giugno 2018 - Sul numero estivo di 99u compare un dibattito dal titolo significativo, specie se si considera che l’editore (Adobe) é una delle più importanti aziende tech al mondo: “Have New Technological Innovations Made Your Work Life Easier or Harder?“

Le parole di Martin Lorenz, designer e cofondatore di twopoints.net, centrano in pieno il punto: “We should remember that the computer is just one of many tools. You control it; it doesn’t control you”. Il messaggio suona più come un auspicio in verità, ma ha il pregio di riportare sul giusto piano il quesito di fondo in merito all’opportunità di tutta la tecnologia che ci circonda.

Internet, social media, smartphone sono strumenti e come tali non sono giudicabili né sul piano estetico, né su quello morale. È fuori discussione che il digitale porti con sé enormi opportunità, allo stesso tempo é evidente che la tecnologia debba essere trattata con maggior maturità, spirito critico e consapevolezza perché possa tornare ad offrirci il meglio di sé stessa.

 

PS: Mentre scrivevo questo post Facebook ha rilasciato nuovi strumenti per combattere la dipendenza da social media. Si, è già qualcosa, ma non dovremmo mai dimenticare che “We can not solve our problems with the same level of thinking that created them.” - cit. Albert Einstein

 

Crediti: - Fotografia in copertina di Taylor Harding, Unsplash

- Parte 1: screenshot tratto dal sito humanetech.com

- Parte 2: fotografia d'apertura di Theo McInnes , tre fotografie in galleria di Chris Bethell

- Parte 3: video di The Guardian

- Parte 4: prima fotografia di Punkt Tronics, seconda di Light

- Parte 5: Fotogramma tratto dal film “Her” di Spike Jonze (2013)

- Traduzione inglese di Paris Nobile

Letture consigliate:

- Humanetech.com

- "Time well spent" is shaping up to be tech’s next big debate - The Verge - I made my shed the top rated restaurant on Tripadvisor - Vice UK - Design Debate: Have New Tech Innovations Made Work Life Easier or Harder? - 99u

Film:

- "We spent $1m harvesting millions of Facebook profiles" - The Guardian

- “Her” scritto e diretto da Spike Jonze, Annapurna Pictures, Warner Bros, 2013